Pagina:Storia di Milano I.djvu/312

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una ferma e sincera fede in favor nostro. Mancavamo di tutto, e di nulla eravamo sicuri; quando Pagano della Torre, che era signore della Valsasina, si slanciò a proteggere gli avanzi dei nostri; gli scortò nelle sue terre; somministrò loro generosamente ogni soccorso; e li ricondusse nella patria. Quest’atto di beneficenza non rimase isolato. La gratitudine de’ Milanesi non se ne dimenticò, a segno che l’amore costante e la fiducia che i popolari milanesi conservarono dappoi verso la casa de’ signori della Torre, tanto innalzò l’illustre loro prosapia, che per qualche tempo ottenne la sovranità di Milano, come vedremo. Le azioni benefiche e le valorose sicuramente fanno nascere il rispetto presso di ogni popolo e in ogni tempo; e pare che in questo caso dovessero reciprocamente rispettarsi, e chi faceva e chi riceveva il beneficio. L’imperatore, dopo la vittoria, vedendosi padrone di quasi tutta la Lombardia intimorita, volle possedere Milano; e pretese che ci rendessimo a discrezione. Ma i Milanesi non si trovarono allora in quelle angustie che avevano oppressi i loro avi settantasei anni prima; e unanimemente deliberarono di morire tutti colle armi alla mano, anzi che soggiacere a tale misera condizione. L’imperatore fece venire nuove forze dalla Germania. Cominciò a cimentarsi con Brescia, la quale si difese. (1239) Passò poi con una poderosa armata nel Milanese l’anno 1239. Due avvenimenti accaddero in favor nostro. Il papa Gregorio IX scomunicò l’imperatore, ed accordò indulgenze a chi avesse portate le armi contro di lui. A questo avvenimento convien pure aggiungerne un altro; e fu un ecclisse solare, accaduto il terzo giorno di giugno, il quale fu (secondo l’opinione di que’ tempi) un manifesto segno della collera celeste