Pagina:Su la pena dei dissipatori.djvu/4

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varietà 281

gnandosi fuggono per la selva, ciò è per luoghi oscuri e solitari, il cospetto degli uomini (Land.).

Perchè rompono ogni rosta? — Perchè «stracciano e diffamano coloro, che si son disperati, dicendo: — Anzi, fece peggio di me; così non voglio far io, — per fuggire infamia ellino» (Fr. da Buti). Perchè, consumato il loro, tolgono di quel d’altri (Land.). Perchè rompono i ceppi, e il carcere, e le turbe, in cui si imbattono, e tutti gli ostacoli frapposti alla loro fuga (Benv.). Perchè rationem talis rumpit (Tal. da Ric.).

Perchè son paragonati al cinghiale? — Dice Benvenuto: Sicut enim aper egreditur de caverna urgente fame, et canes eum persequuntur; ita debitor, saepe egreditur de domo, inopia et inedia compellente, et creditores statim persequuntur eum, et sicut aliquis aper evadit, alius capitur et laceratur sic videbis hic.

Finalmente, perchè è Dante assomigliato a «colui che venire...»? Creditores stant ad postam, cum famulis ad ostia triviorum etc. (Benv.); posta ad passum ubi spectat aprum; et sic creditor spectat (Tal. da Ric.).

Ora io non mi chiederò chi dei varî interpreti abbia più sottilmente penetrato l’intenzione dantesca; perchè un altro e più grave dubbio mi sta sopra. Del quale vorrei prima chiarirmi; anche a rischio di dover contrastare a molti giudizî, e pregiudizî, troppo generalmente accettati.

La questione del contenuto allegorico della Commedia, per quanto tuttodì si dibatta, non è quasi mai posta con la nettezza, che si vorrebbe. Che Dante abbia affidato ai suoi versi un significato allegorico, ben determinato, vario e molteplice, è fuor di ogni dubbio; la battaglia comincia soltanto quando si cerca quale esso sia. Ma prima ci si dovrebbe pur chiedere in che luoghi e in che modo lo si possa cercare: ci si dovrebbe chiedere se l’allegoria si debba rintracciare soltanto là, dove il poeta ci ha chiaramente fatti accorti del senso dottrinale, che sotto il velame dei versi strani è adombrato, o se invece essa sia sparsa in egual misura in tutto il poema, e s’annidi in ogni parola, in ogni imagine, in ogni fiore, senza che mai il senso letterale abbia una vita propria, scompagnata da altro più riposto adempimento.

Ma questo problema nessuno si pone; e si va brancolando, a tentoni, inseguendo l’allegoria affannosamente per ogni dove, trattando ogni verso, ogni figura, ogni scena, che il divino ar-