Pagina:Sulla Ferrovia Perugina.djvu/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

PERUGINA 205

Si, bisogna che le regioni si sveglino alla vita publica, che pongano mano forte nei loro interessi, che alleggeriscano il governo centrale e la finanza commune da un carico troppo maggiore delle forze. Tutte le regioni hanno immense fonti d’attività, nei demanii non ancora dissipati, nelle imperfette agriculture, nei commercii ancora dissociati, nelle capacità personali oziose e ignorate, nel credito assopito. La Sardegna stessa ha immensi valori, improvidamente controversi dal governo, i quali, con un soffio di buon volere e di buon senso, il parlamento potrebbe tradurre in opere publiche 1. Ma bisogna che i popoli spingano il parlamento; nè possono farlo, se prima non hanno ben determinato la via. Pare che i popoli amino quasi d’aver diritto di lagnarsi, di poter dire che sono malgovernati, d’accusare l’intemperante primogenitura piemontese. Ma una forza che si espande indiscretamente non può venir frenata se non dall’espansione d’altre forze, se non dalla potenza morale, dalla coscienza del diritto, dal genio della libertà. Tutto ciò che si fa in Italia di bene o di male è opera infine di qualche centinajo d’uomini; i quali nulla hanno in sè che chiunque altro non abbia. Chiunque può fare quant’essi fanno. Diceva l’antico proverbio de’ Fiorentini, quand’erano il popolo più libero, e pertanto il primo popolo d’Europa: Tanto può altri quant’altri.

Sono in più luoghi del vostro libro parole amare, parole che non avreste forse pensato d’aver si presto a dire; e ben vi stanno; le ferite dell’ingratitudine sono crudeli. Ma io vorrei piuttosto udir da voi parole risolute, che scaturissero da ben meditati propositi e mostrassero l’animo intraprendente. Nessun governo legale potrebbe torvi di fare in casa vostra ciò che vi convenisse, se vi poneste con animo deliberato a far ciò ch’è necessario per conseguire ciò che bramate.

Di che si tratta infine? Dal vostro libro non si rileva se i capitali per la vostra ferrovia debbano venir forniti dall’erario o dai concessionarii. In un modo o nell’altro, dal confine toscano di Cortona a Fuligno si possono contare forse novanta chilometri; nè vi sono opere d’alta difficultà, poichè tali non sarebbero nè il sottopasso di Perugia nè il ponte del Tevere. Si tratta dunque di 20

  1. Vedi Politecnico, Vol. VIII, pag. 274: Semplice proposta per un miglioramento generale dell’isola di Sardegna.