Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/344

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Ma il giovinotto che del commercio aveva un altro concetto, rispose:

— Magari ci fosse un maggior numero di contraenti nei nostri articoli. Si starebbe meglio!

Guido restò a bocca aperta, comprese troppo bene come gli succedeva sempre e si attaccò a quella teoria che propinò a chi la volle.

Ad onta della sua Scuola Superiore, Guido aveva un concetto poco preciso del dare e dell’avere. Stette a guardare con sorpresa come io costituii il Conto Capitale ed anche come registrai le spese. Poi fu tanto dotto di contabilità che quando gli si proponeva un affare, lo analizzava prima di tutto dal punto di vista contabile. Gli pareva addirittura che la conoscenza della contabilità conferisse al mondo un nuovo aspetto. Egli vedeva nascere i debitori e creditori dappertutto anche quando due si picchiavano o si baciavano.

Si può dire ch’egli entrò in commercio armato della massima prudenza. Rifiutò una quantità di affari ed anzi per sei mesi li rifiutò tutti con l’aria tranquilla di chi sa meglio:

— No! — diceva, e il monosillabo pareva il risultato di un calcolo preciso anche quando si trattava di un articolo ch’egli non aveva mai visto. Ma tutta quella riflessione era stata sprecata a vedere come l’affare eppoi il suo eventuale beneficio o la sua perdita avrebbe dovuto passare traverso ad una contabilità. Era l’ultima cosa ch’egli avesse appreso e s’era sovrapposta a tutte le sue nozioni.

Mi duole di dover dire tanto male del mio povero amico, ma devo essere veritiero anche per intendere meglio me stesso. Ricordo quanta intelligenza egli im-