Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/346

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zia. Del resto, quando due si trovano insieme, non spetta loro di decidere chi dei due deve essere Don Quijote e chi Sancio Panza. Egli faceva l’affare ed io da buon Sancio lo seguivo lento lento nei miei libri dopo di averlo esaminato e criticato come dovevo.

Il commercio in commissione fiascheggiò completamente, ma senz’arrecarci alcun danno. Il solo che c’inviò delle merci fu un cartolaio di Vienna, e una parte di quegli oggetti di cancelleria furono venduti da Luciano che pian pianino arrivò a sapere quanta commissione ci spettasse e se la fece concedere quasi tutta da Guido. Guido finì con l’accondiscendere perchè erano piccolezze, eppoi perchè il primo affare liquidato così doveva portare fortuna. Questo primo affare ci lasciò lo strascico nel camerino dei ripostigli di una quantità di oggetti di cancelleria che dovemmo pagare e tenere. Ne avevamo per il consumo di molti anni di una casa commerciale ben più attiva della nostra.

Per un paio di mesi quel piccolo ufficio luminoso, nel centro della città, fu per noi un ritrovo gradevole. Vi si lavorava ben poco (io credo vi si sieno conchiusi in tutto due affari in imballaggi usati vuoti per i quali nello stesso giorno s’incontrarono da noi la domanda e l’offerta e da cui ricavammo un piccolo utile) e vi si chiacchierava molto, da buoni ragazzi, anche con quell’innocente Luciano, il quale, quando si parlava d’affari, s’agitava come altri della sua età quando sente dire di donne.

Allora m’era facile di divertirmi da innocente con gl’innocenti perchè non avevo ancora perduta Carla. E di quell’epoca ricordo con piacere la giornata intera. La sera, a casa, avevo molte cose da raccontare ad Augusta