Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/471

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La Nemesi perseguitava Guido. Mezz’ora dopo ch’egli m’aveva lasciato, io pensai che sarebbe stato prudente da parte mia di recarmi a casa sua ad assisterlo. Non che io avessi sospettato che su lui potesse incombere un pericolo, ma oramai io ero tutto dalla parte sua e avrei potuto contribuire a convincere Ada e la signora Malfenti ad aiutarlo. Il fallimento in Borsa non era una cosa che mi piaceva ed in complesso la perdita ripartita fra noi quattro non era insignificante, ma non rappresentava per nessuno di noi la rovina.

Poi ricordai che il mio maggior dovere era oramai non di assistere Guido, ma di fargli trovare pronto il giorno appresso l’importo che gli avevo promesso. Andai subito in cerca dell’Olivi e mi preparai ad una nuova lotta. Avevo escogitato un sistema di rifondere alla mia firma il grosso importo in varii anni, versando però di lì ad alcuni mesi tutto quello che ancora restava dell’eredità di mia madre. Speravo che l’Olivi non avrebbe fatte delle difficoltà, perchè io fino ad allora non gli avevo mai domandato più di quanto mi fosse spettato per utili ed interessi e potevo anche promettere di non inquietarlo mai più con domande simili. Era evidente che pur potevo sperare di ricuperare da Guido almeno parte di quell’importo.

Quella sera non seppi trovare l’Olivi. Era appena uscito dall’ufficio quand’io vi entrai. Supponevano si fosse recato alla Borsa. Non lo trovai neppure colà e allora mi recai a casa sua ove appresi che si trovava ad una seduta di un’associazione economica nella quale occupava un posto onorifico. Avrei potuto raggiungerlo colà, ma oramai s’era fatto notte, e cadeva ininterrotta