Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/472

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una pioggia abbondante che convertiva le vie in tanti ruscelli.

Fu un diluvio che durò per tutta la notte e di cui per lunghi anni non si perdette il ricordo. La pioggia cadeva tranquilla, tranquilla, addirittura perpendicolarmente, sempre nella stessa abbondanza. Dalle alture che circondano la città scese il fango che, associato alle scorie della nostra vita cittadina, andò ad ostruire i nostri scarsi canali. Quando mi decisi a rincasare dopo di aver atteso inutilmente in un rifugio che la pioggia cessasse e quand’ebbi chiara la visione che il tempo s’era assestato nella pioggia e ch’era vano di sperare un mutamento, si camminava nell’acqua anche movendosi sulla parte più alta del selciato. Corsi a casa bestemmiando e fracido fino alle ossa. Bestemmiavo anche perchè avevo perduto tanto buon tempo per rintracciare l’Olivi. Può essere che il mio tempo non sia poi tanto prezioso, ma è sicuro ch’io soffro orrendamente quando posso constatare di aver lavorato invano. E correndo pensavo: «Lasciamo tutto per domani quando sarà chiaro e bello e asciutto. Domani andrò dall’Olivi e domani mi recherò da Guido. Magari mi leverò di buon’ora, ma sarà chiaro e asciutto». Ero tanto convinto della giustezza della mia decisione che dissi ad Augusta che da tutti si era stabilito di rimandare ogni decisione alla dimane. Mi cambiai, mi rasciugai e con le comode e calde pantofole sui piedi torturati, dapprima cenai eppoi mi coricai per dormire profondamente fino alla mattina mentre ai vetri delle mie finestre batteva la pioggia grossa come funi.

Così seppi solo tardi gli avvenimenti della notte. Dapprima apprendemmo che la pioggia aveva finito col provocare in varie parti della città delle inondazioni, poi che Guido era morto.