Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/473

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Molto più tardi seppi come potè accadere una cosa simile. Alle undici di sera circa, quando la signora Malfenti si fu allontanata, Guido avvertì la moglie ch’egli aveva ingoiata una quantità enorme di veronal. Volle convincere la moglie che era condannato. L’abbracciò, la baciò, le domandò perdono di averla fatta soffrire. Poi, ancora prima che la sua parola si convertisse in un balbettio, l’assicurò ch’essa era stata il solo amore della sua vita. Essa non credette per allora nè a quest’assicurazione, nè ch’egli avesse ingoiato tanto veleno da poter morirne. Non credette neppure ch’egli avesse perduto i sensi, ma si figurò che fingesse per strapparle di nuovo dei denari.

Poi, trascorsa quasi un’ora, vedendo ch’egli dormiva sempre più profondamente, ebbe un certo terrore e scrisse un biglietto ad un medico che abitava non lontano dalla sua abitazione. Su quel biglietto scrisse che suo marito abbisognava di pronto aiuto avendo ingoiato una grande quantità di veronal.

Fino ad allora non c’era stata in quella casa alcun’emozione che avesse potuto avvisare la fantesca, una vecchia donna ch’era in casa da poco tempo, della gravità della sua missione.

La pioggia fece il resto. La fantesca si trovò con l’acqua a mezza gamba e smarrì il biglietto. Se ne accorse solo quando si trovò alla presenza del dottore. Seppe però dirgli che c’era urgenza e lo indusse a seguirla.

Il dottor Mali era un uomo di circa cinquantanni, tutt’altro che una genialità, ma un medico pratico che aveva fatto sempre il suo dovere come meglio aveva potuto. Non aveva una grande clientela propria, ma in-