Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/476

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sona in età, fece sedere la fantesca di Ada accanto al fuoco e si preoccupò di rifocillarla. Il dottore non aveva lasciato l’indirizzo del suo cliente e così le due donne passarono insieme varie ore accanto al fuoco. Il dottore ritornò, solo quando la pioggia fu cessata. Quando poi arrivò da Ada con tutti gli ordigni che già aveva esperiti su Guido, albeggiava. A quel letto ebbe un solo compito: Celare ad Ada che Guido era già morto e far venire la signora Malfenti prima che Ada se ne accorgesse, per assisterla nel primo dolore.

Per questo la notizia ci pervenne molto tardi e imprecisa.

Levatomi dal letto ebbi per l’ultima volta uno slancio d’ira contro il povero Guido: Complicava ogni sventura con le sue commedie! Uscii di casa senza Augusta che non poteva abbandonare il bimbo così su due piedi. Fuori, fui trattenuto da un dubbio! Non avrei potuto attendere che le Banche si aprissero e l’Olivi fosse nel suo ufficio per comparire a Guido fornito del denaro che avevo promesso? Tanto poco credevo alla notizia della gravità delle condizioni di Guido che pur m’era stata annunziata!

La verità la ebbi dal dottor Paoli in cui m’imbattei sulle scale. Ne ebbi uno sconvolgimento che quasi mi fece precipitare. Guido, dacchè vivevo con lui, era divenuto per me un personaggio di grande importanza. Finchè era vivo lo vedevo in una data luce ch’era la luce di parte delle mie giornale. Morendo, quella luce si modificava in modo come se improvvisamente fosse passata traverso un prisma. Era proprio questo che m’abbacinava. Egli aveva sbagliato, ma io subito vidi ch’essendo morto, dei suoi errori non restava niente.