Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/482

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lontani dal pensiero al povero defunto che ci lagnavamo dell’andatura lenta della vettura. Chissà quello che intanto avveniva alla Borsa non sorvegliata da noi? Il Nilini, a un dato momento, mi guardò proprio con gli occhi e mi domandò perchè non facessi alla Borsa qualche cosa per conto mio.

— Per il momento — dissi io, e non so perchè arrossissi, — io non lavoro che per conto del mio povero amico.

Quindi, dopo una lieve esitazione, aggiunsi:

— Poi penserò a me stesso. — Volevo lasciargli la speranza di poter indurmi al giuoco sempre nello sforzo di conservarmelo interamente amico. Ma fra me e me formulai proprio le parole che non osavo dirgli: «Non mi metterò mai in mano tua!» Egli si mise a predicare.

— Chissà se si può cogliere un’altra simile occasione! — Dimenticava d’avermi insegnato che alla Borsa v’era l’occasione ad ogni ora.

Quando si arrivò al posto dove di solito le vetture si fermano, il Nilini sporse la testa dalla finestra e diede un grido di sorpresa. La vettura continuava a procedere dietro al funerale che s’avviava al cimitero greco.

— Il signor Guido era greco? — domandò sorpreso.

Infatti il funerale passava oltre al cimitero cattolico e s’avviava a qualche altro cimitero, giudaico, greco, protestante o serbo.

— Può essere che sia stato protestante! — dissi io dapprima, ma subito mi ricordai d’aver assistito al suo matrimonio, nella chiesa cattolica.

— Dev’essere un errore! — esclamai pensando dapprima che volessero seppellirlo fuori di posto.