Pagina:Tarchetti - Fosca, 1874.djvu/38

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non dovrei benedirti? Tu non avevi contratto un debito di amore eterno con me; la società, la natura stessa lo vietavano. Mi avevi amato per pietà, avevi voluto rifarmi uomo, ridonarmi la forza e l’ingegno, ritemprarmi al fuoco di una passione; ebbene il tuo mandato era compiuto, tu dovevi abbandonarmi, era giusto. Altri doveri ti richiamavano sulla via dalla quale io ti aveva allontanata. Tuo marito, tuo figlio!

Indarno il mondo vorrebbe farmiti credere disprezzevole, indarno lo vorresti tu stessa. Tu sapevi che io non avrei cessato di adorarti finché ti avessi stimata, e tentasti mostrarmi il tuo cuore nudo di ogni virtù, indicarmi la condanna disonorante che pendeva sulla tua condotta. No, Clara, io non ti apprezzerò meno per questo. Io non farò caso delle leggi degli uomini, perché so che il cielo ha donato all’amore delle leggi più generose, più salde, più ragionevoli. Ciò che noi consideriamo come la più gran colpa possibile nella donna — l’adulterio — non è spesso che una rivendicazione dei diritti più sacri che le ha dato la natura, e che la società le ha conculcato. Nel tuo caso era ancora di più; era un sacrificio grande e sublime. Io solo posso saperlo. No, non temere, o Clara, vi è nell’amore una solidarietà che non si smentisce. Fossi tu le mille volte colpevole, io ti amerei ancora doppiamente perché so che lo saresti per amor mio.

Ogni qualvolta ripenso a te, mi corrono alle labbra le miti parole di Cristo: «Ti sarà molto perdonato, perché hai molto amato».