Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/169

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paolina. 169


del martirio non gli faccia portare con orgoglio le spine che gli sono rimaste della sua prima corona.

Ma gli accorti compongono la parte più numerosa della nostra grande famiglia, e i fiori della vita vengono raccolti a piene mani, e quelli sovra tutti, il cui profumo ha la virtù di asfissiare la coscienza, questo fantasma miserabile, questo bruco assiduo che li rode e li consuma, e quante volte sembra spento, rinasce, come le teste dell’idra favolosa a divorarli.

Il carnevale è la vendemmia di quei fiori.

Avete mai passato un carnevale a Milano? E sapete cosa è Milano? Come si vive, come si respira, come si pensa, come si ama, come si folleggia, come si soffre, come si piange in questa città, e per quale vie vi si entra nella vita pubblica?

I Milanesi sembrano aver sciolto il quesito se Epicuro sia stato il sommo dei filosofi e Democrito il più saggio degli uomini. La religione si è curvata d’innanzi ai loro costumi; il loro culto vacilla come briaco, perpetuamente oscillante tra l’osteria e l’altare, e i loro santi hanno buttato nel trivio il loro ramo di olivo per raccogliere un tralcio di pampino e farsene una corona da satiro. Bonnet avrebbe trovato qualche notevole specialità nella robustezza dei loro organi digestivi, e fors’anche qualche imperfezione nel loro viscere del cuore; ma gli anatomisti non furono che anatomisti; Lavater e Gall erano sognatori pedanti, e noi lasciamone il giudizio a qualche moralista imparziale.

Vi ha un’epoca dell’anno, in cui gli uomini vergognati di