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d’Elemosina. Argumenti il Lettore, quanto Velletri sia pia, divort, caritativa, e Liberale.
Finirò questo Capitolo con la Liberalità palesata l’Anno del Giubileo M. DC. (lasciando da parte il ricevimento caritativo, ch’in detti Anni si fà à Pellegrini, che vanno in Roma) quando si fece una delle belle, e divote Processioni, ch’entrassero in Roma. Perche, oltre all’ordine, e dispositione
delle Confraternite, la Città fece un Donativo alla Trinità di Ponte Sisto, di cinquanta, cioè cinquanta Muli carichi di Grano, cinquanta carichi di Vino, cosi di Carne, Oglio, e Legna, senza che da’ Velletrani si ricevesse pure un minimo becchiero d’Acqua da quei Signori, c’havevano apparecchiato a’ Nostri sontuoso ricevimento. L’istesso si fece nel Giubileo antecedente del M. D. LXXV. con Processione di Sei mila persone. E nell’ultimo Anno Santo del M. DC. XXV. dovevasi fare il Donativo di Cento, con Processione di maraviglia, se da Roma si poteva haver la Licenza, che, non sò perchè, alla divota Città fù negata. Voglio credere, che la prudenza di chi governava, e gl'accidenti di quell’Anno habbino privato li nostri pietosi Cittadini di quello, che communemente, & ardentissimamente si bramava
Cap. VIII.
così grande l'Abbondanza di Velletri, che havendola considerata il Volaterano, disse, che Velletri era Città ricchissima con queste parole, Velitræ Augusti Genere insignis. hodiè ditissima Civitas. Abbondante, replico, che non cede à qualsivoglia Città d'Italia: non dico solamente di Pane, e di Vino, ma di Oglio, Frutti, Bestiami, Pesci, Uccelli, e di quanto può bramar humano appetito. Perchè ha il Territorio grande di cinquanta, e più di miglia, irrigato da ottanta, e più Fonti, che con la fertilità della Terra, e con la fatiga di tanta Gente, che vi concorre, provede la Città, benchè populosa, di Grano bastevole, quando corrono gl'Anni con mediocre frutto, & in tempo di ordinaria raccolta. Il concorso di Gente dà Città, Terre, e Castelli vicini rende l'Abbondanza più copiosa, si come senza di ciò