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DI VELLETRI LIB. III. |
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di ciò sempre vi sarebbe, quando de’ grani del nostro Territorio non se ne pigliasse per la Camera da un Deputato di essa. Del Vino, quanta sia l’abbondanza, non sò fe potrò spiegarlo; perchè trà quello, ch’entra in Roma, e quello,
che si porta in più luoghi vicini, anzi nel Cicoli, e nella Sabina, e quello che s’imbarca in Nettuno, giunge à 200, mila Barili, oltre a quello, che si consuma nella Città. Quest’abbondanza cosi grande de’ vini, è caggionata dalla gran quantità di Vigne, il sito delle quali è di 26. in 28. e più miglia di circuito, senza che di mezzo vi sia un minimo che di terra otiosa; onde, perchè tuctaVia se ne piantano delle nuove, e grandi, potrebbe avvenire un giorno quello, che ordinò Domitiano Imperatore, come narra Filostrato, Domitianus Romanorum Imperator Legem tulerat nequis, b mines facere Eunuchos, neuè ulterius plantare vites auderet, & que suo tempore plantata fuissent, jubebat amontari. Due sorte de Vini si fanno in Velletri,
Crudi, e Cotti. Li Vini crudi, per altro altro nome detti ritornati, perchè si ricuoprono con le proprie vinaccie, rossi, e bianchi, sono buoni, saporiti, dolci, piccanti, garbi,
razzenti, di color vivo, odorosi, che dimostrano esser vero, che Noè, ò li suoi e Figli, e Nepoti vi piantassero le Viti, perciò disse Ateneo Neuclatide, Veliternium suave potu, eo gaudet stommachus, et eidem peculiare, quod sincerum, et merum non videatur, quia gustanti velut alterius commixti quidpiam præseferat. E questi sono di varie sorti, come Moscatelli, Trebiani, anco Malvaggie, et altri. Li Vini cotti sono dolci, gagliardi, coloriti e potenti, che ben spesso passano per vini stranieri; et in Roma servono per dar vigore, e gagliardia a' vini deboli e leggieri. Onde raggionevolmente il Petronio li paragona alli Grechi di Somma, e gli dà il primo luogo trà Vini potenti. E Plinio li registra tra' Vini migliori, che fossero vicino à Roma, dicendo, Et alia vicina Urbi, Veliternina, Privernatiaq. Per la gran copia di essi, mi dovrebbe bastare in prova quello riferisce il Bacci, che parlando de' Vini di Velletri, dice, Ex quibus Vinum abbundanter dimidiam ferè alit Urbem Romam, perchè, un'Anno per l'altro, ve n'entrano da Cento quaranta mila Barili in circa, come si cava dal Libro della Dogana