Perchè di ciel conformi e di lignaggio
A quelle onde tu sei,
E leggiadre altrettanto e glorïose.
De l’Olimpo gli Dei 60Là pur favoleggiata ebbero sede;
Pur là spontaneo nasce
Il bel cecropio uliyo, e per le valli
Dafne verdeggia, e i rivoli e le fonti
D’una Najade il nome ancor distingue: 65Ove il piè ne conduce,
Ove il guardo si posa,
Tutto risplende di beltà famosa
E d’omerica luce.
Ma forse visitar meglio t’aggrada 70La verde etnèa contrada,
Ove olezza tuttor greca fragranza,
E dove in conca di smeraldi infuso
Par che l’Oreto si dilaghi e dorma;
Segna la languid’orma 75Tra perpetui roseti e s’inghirlanda,
E come amor l’invita,
Con flesstiosi amplessi
Alla trinacria terra si marita.
O forse, i dolci colli 80Del Samnio eleggi e i tepidi lavacri
Del sonante Velino?
O con più gaja immago
T’arride entro il pensiero
Tremulo e crespo di Cilento il lago? 85Parla, vuoi tu che in mezzo
Del suo terso cristallo apparir faccia
Con sudato lavoro
Mirabile isoletta,
Ove di marmo e d’oro 90Tutto lucente e bello
Sorga un regio castello
Con digradanti logge,
Con verdi chiostre intorno