45Più gel mi mettè assai,
Più m’ange e m’impaura
La sembianza di lei se il duol l’oscura,
Se una mesta parola
L’esce dal labbro, e cade 50Già da’ begli occhj suoi dolce tremanti Coro. Una lacrima sola.
Tema è d’alma gentile
Questa che parli, e solo al valoroso,
Non al codardo è nota. 55Manfredi. Ma più; forte m’accora,
Da poi ch’io l’amo, il sospirar sommesso
Di qualunque innocente;
Della spregiata plebe
L’umile volto afflitto e macilente 60Par che un rimorso mi risvegli, e tutte
Le vie del cor m’invade
Infinita pietade.
Io di leon superbo
Son nato, e lo suo spirto entro mi rugge 65Indomito e feroce.
Italia il sa, lo sanno Apuli e Bruzj,
E dell’Ofanto e di Celon la foce.
Chi di mia spada il fulminar sostiene
E al mio sdegno guerriero argini oppone, 70Quand’egli insorge procelloso e freme,
Di sue ruine estreme
A sè stesso è cagione ;
Nè scudo à che il ricuopra,
Angiol non à che al mio furor lo scampi. 75Ma non appena io veggio
Farsi sanguigni i campi
E ceder vinta la contraria schiera,
E la pietosa immago di costei
Nel turbato pensier mite s’affaccia, 80Ch’entra nel petto mio
Di perdono un desio largo e possente:
Benigno, nè clemente