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IV.
Manfredi. O sposa, o mia sorella, entro al giardino
Di tue pure bellezze amor m’à scorto;
Ogni aromato fino
Vo qui cogliendo e quali odor più brama
5Voluttuosa l’alma,
E lacrime di mirra e di timiama.
Qui del mio mêle il favo
Più saporoso e mondo,
Qui ’l grappolo giocondo
10Della mia vite m’inrugiada il core.
Diletti amici, e voi puranco il mele
Cogliete dell' amore
Ed all’anfore sue v’inebbriate.
Oggi le soglie de’ palagi miei
15Tutte vi fian dischiuse, e quanto in cielo
Scemerà della luce, ivi altrettanto
Le faci e gli ori brilleran copiosi;
E in quel che il cittadino assiduo moto
Andrà languendo e fia maggior silenzio
20Nella natura, sorgerà quivi entro
E di suoni e di canti e di carole
Più fervida armonia. Fugar puranco
Da’ regali giardini
Le tenebre vogl’io con tede mille,
25Che bei lustri e scintille
Daran riflesse nell’argentee fonti.
Ma più discosto, ove s’intreccian lunghi
Viali in fra girevoli e fioriti
Tramiti e piante di selvette amene,
30Sol pioverà suo mite
Raggio la Luna che i congressi arcani
D’amor parte ricopre e parte espone ;
Mentre ai cupidi orecchj
Invieran le dense ombre lontane
35Soave e lenta melodia di molli