Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/107

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58 parte



Altre pruove delle scienze coltivate dagli Etruschi. XVIII. Io ho finora recate quasi in compendio le prove che della lor perizia nelle arti liberali ci han lasciate gli Etruschi. Queste prove medesime più ampiamente distese, ed altre ancora ch’io ho per brevità tralasciate, si posson vedere nella dotta opera di monsig. Mario Guarnacci, Delle Origini Italiche, il quale su questo argomento lungamente non meno che eruditamente si è trattenuto (l. 8, c. 1 e 2)1. A me basta di aver detto ciò ch’era necessario a provare che queste arti liberali, e quindi ancora le scienze, fiorirono tra gli Etruschi. Ma, quand’anche non avessimo a provarlo un sì valido argomento, esaminando diligentemente gli antichi scrittori, noi possiam ricavarne sufficiente lume a conoscere che uomini amanti delle scienze furono gli Etruschi. Tali certamente li chiama nel luogo più volte allegato

    (Memorie degli Architetti, ec. t. 1, p. 31, 35, ediz. Bassan. 1781). Ma se le cose semplici comunemente sono le prime ad esser trovate, e ad esse più tardi si aggiungono gli ornamenti, a me sembra che debba piuttosto credersi che il toscano sia l’ordin più antico di tutti, e che il dorico non sia altro che il toscano più ornato.

  1. Mentre si stava stampando il primo tomo della mia Storia, venne alla luce il tomo III delle Origini Italiche dell’eruditissimo monsig. Mario Guarnacci, in cui nuovi argomenti e nuove testimonianze produconsi a dimostrare quanto eccellenti fossero nelle belle arti gli Etruschi, e come prima ancora de’ Greci giungessero ad ottenere in esse la perfezione. Io godo di poter rimettere i lettori bramosi di aver su ciò nuovi lumi a questo dotto scrittore, a cui invano mi sforzerei io di aggiungere altre scoperte.