Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/179

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egli chiama Archimede, come se dirlo volesse uom dappoco e spregevole. Su queste parole si può vedere una dissertazione del sig. Fraguier nelle Memorie della Accademia delle Iscrizioni (t. 2, p. 306). Ma senza inutilmente perderci in dissertare, basta il riflettere che sì gran concetto avea Cicerone di Archimede, che volle cercarne il sepolcro, e che chiamollo, come fu detto di sopra, uomo di divino ingegno, per comprendere che quelle parole humilem homunculum non significano già uomo da nulla, ma uom privato e povero, e vissuto lungi dalla luce de’ pubblici onori. Ma di Archimede basti fin qui. “Vitruvio insieme con Archimede nomina ancora un certo Scopina siracusano come autore di macchine ingegnose: Hi autem inveniuntur raro, ut aliquando fuerunt..... Archimedes et Scopinas ab Syracusis, qui multas res organicas numeris naturalibusque rationibus inventas atque explicatas posteris reliquerunt (Architect. lib. 1. c. 1). Ma di lui niun’altra memoria ci è rimasta„.


Legislatori della Magna Grecia, e prima Zaleuco. XXIX. Prima di passare da questi gravi e severi studi di filosofia e di matematica, di cui finor abbiam ragionato, a’ più dilettevoli ed ameni, ci conviene ancor dir qualche cosa de’ celebri legislatori che la Grecia grande e la Sicilia anticamente ci diede. Come le passioni degli uomini renduta han necessaria la promulgazion delle leggi, così necessario ne rendono lo studio ancora. Quindi alla storia letteraria di una nazione appartiene per necessaria connessione la storia della giurisprudenza, e di quelli che ne furono, per così dire, i primi