Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/287

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238 parte terza

tempo in cui a maggior onore e quindi a perfezione maggiore salì quest’arte. Prima però di venire a questo, è a vedere in quale stato frattanto fossero le altre scienze in Roma, di che or ora ragioneremo.


Della costruzione del teatro romano. XXVII. Potrebbe per avventura sembrare ad alcuno ch’io qui dovessi trattare ancora della struttura, delle diverse parti e degli ornamenti del romano teatro. Ma a me non sembra che ciò propriamente appartenga alla Storia della Letteratura. Chi brama essere in ciò istruito, può vedere ciò che ne hanno, per tacer di altri, il Quadrio (t. 4, p. 471 ec-) e cavalier Carlo Fontana nel suo Anfiteatro Flavio stampato all’Aia l’anno 1725, in cui tutti i teatri ch’erano in Roma, accuratamente descrive.

Capo II.

Gramatici, Retori e Filosofi greci in Roma;

e studio della Filosofia tra Romani.



Quanto tardi s'introducessero in Roma le scuole di gramatica. I. Sembra cosa presso che incredibile che per 500 e più anni niuno vi fosse in Roma che tenesse pubblica scuola di lingua latina non che di greca, e insegnasse a conoscerne e ad usarne la proprietà e l’eleganza. E nondimeno egli è certo che così fu. La gramatica, dice Svetonio, (De Ill. Gramm. c. 1) non che in onore, neppure in uso era anticamente in Roma, perciocchè rozza ancora essendo e guerriera la città tutta, poco attendevasi alle bell’arti. Plutarco scrive (Quaest Rom. 59) che