Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/290

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libro secondo 241

vuolsi aggiugnere un cotal Chilone schiavo di Catone Censore e a lui carissimo, il quale in quel tempo medesimo a più fanciulli avea aperta pubblica scuola.


Introduzione della greca filosofia in Roma. III. Mentre in tal maniera cominciarono i Romani ad amare e a coltivare le scienze, avvenne cosa che giovò non poco a scuotergli ancor maggiormente, ed animargli a tali studi. L’anno di Roma 586, dappoichè i Romani costretto ebbero Perseo re di Macedonia a soggettarsi al loro impero, e a venirsene a Roma, fecero diligente ricerca di que’ tra’ Greci che a quel re avean prestato favore, ed altri ne puniron di morte, altri in gran numero ne condussero a Roma, perchè ivi di loro si giudicasse (V. Histor. Rom. ad hunc an.). Tra questi molti vi avea uomini dotti, e nello studio della filosofia e dell’eloquenza versati assai, e singolarmente il celebre storico Polibio e il filosofo Panezio, cui Cicerone per poco non chiama il primo de’ filosofi stoici (Acad. Quaest. l 4, n. 33). Or questi, e in particolar maniera Polibio, concorsero maravigliosamente ad avvivare sempre più ne’ Romani quell’ardor per le scienze, da cui già cominciavano ad esser compresi. Non fermerommi io qui a tesser la vita di questo illustre scrittore, a cui dee la Grecia l’essere stata da’ Romani trattata con più dolcezza che non solessero usare co’ popoli da lor soggiogati (V. Freinshem. Suppl. Liv.l. 52 c. 21). Il giovane Scipione Africano singolarmente dal conversar di Polibio raccolse tal frutto, che come egli fu uno de’ più famosi condottieri d’armata che avesse Roma, così fu ancora