Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/297

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
248 parte terza

volessero gli Ateniesi far pompa presso i Romani del lor valore nelle scienze, poichè a sostener l onore di quest’ambasciata scelsero i tre più rinomati filosofi che allor vivessero. Furon questi Carneade, Diogene, Critolao, capi delle tre filosofiche sette che fiorivano in Grecia, Carneade dell’accademica, Diogene della stoica, Critolao della peripatetica, uomini insieme valorosi in eloquenza, ed atti, benchè per diversa maniera, a persuadere altrui ciò che più loro piacesse.


A qual anno debbasi essa fissare. VIII. È sembrato al Bruckero (Hist. Crit. Philos. t.2, p. 8) assai malagevole il fissare precisamente il tempo di quest’ambasciata, e il trovare un anno a cui possano convenire tutte le circostanze che di questo memorabil fatto ci han tramandato gli antichi scrittori. Io confesso che non vi scorgo difficoltà. Cicerone, citando ancora l’autorità di Clitomaco, dice (Acad. Quaest. I. n. 45) che’erano allora consoli P. Scipione e M. Marcello; e altrove aggiugne (Tusc. Quaest. l. 4, n. 3) che giovani erano allora Lelio e Scipione l’Africano. Abbiamo ancor da Plutarco (in Caton. Cens.) che Catone allora era vecchio. Or tutto ciò ottimamente convien all’anno 598. Furono allora consoli P. Scipione Nasica e M. Claudio Marcello, nè altro anno vi ebbe intorno a questi tempi medesimi, in cui due consoli fossero di tali famiglie. Scipione Africano e Lelio erano ancor giovani, come di sopra si è detto, e Catone era in età assai avanzata, perciocchè dic’egli stesso presso Cicerone (De Senect. n. 5), che avea 65 anni nel consolato di