Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/298

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libro secondo 249

Cepione e di Filippo, che furon consoli l’anno 584, onde a quest’anno contava già Catone 79 anni di età. Non vi ha dunque ragione alcuna che renda dubbiosa l’epoca dell’ambasciata de’ filosofi greci da noi fissata all’anno di Roma 598.


Fervore ch'essi destano in Roma per lo studio della filosofia. IX. Venuti a Roma i tre illustri filosofi, e ammessi al senato, esposero, secondo il costume, per mezzo d’interprete il soggetto della loro ambasciata. Ma perchè l’affare richiedeva matura deliberazione, costretti essi frattanto a fermarsi in Roma, cominciaron a far pompa del lor sapere e della loro eloquenza. Ne’ luoghi dunque più popolosi della città or l’uno, or l’altro prendevano a quistionare, e colla novità degli argomenti, colla sottigliezza de’ lor pensieri, coll’eleganza del favellare riscuotevano ammirazione ed applauso. Diversa era la lor maniera di ragionare, come osserva Gellio (l. 7, c. 14); allegando l’autorità di due antichi scrittori, Rutilio e Polibio. Diogene usava di uno stile parco e modesto, con cui semplicemente sponeva i suoi pensieri; fiorito ed elegante nel suo parlare era Critolao; forzoso ed eloquente Carneade, di cui Cicerone ancora dice (De Orat. l. 2, n. 38) che avea una forza e varietà incredibile di ragionare, e che niuna cosa prese mai a sostenere nelle sue aringhe cui non persuadesse, niuna a combattere cui totalmente non atterrasse. Di lui raccontasi (Quintil. l. 12, c. 1) che avendo un giorno in presenza di Catone e di altri molti eloquentemente parlato in lode della giustizia, e i vantaggi mostrati che