Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/308

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libro secondo 259

innanzi le ecclissi del sole e della luna! E questo suo sapere d’astronomia non solo fu a lui di onore, ma di vantaggio ancora alla repubblica tutta. Perciocchè l’anno di Roma 585, essendo egli tribuno militare nell’esercito di Paolo Emilio, a’ tre di settembre radunato con licenza del console tutto l’esercito, avvertì i soldati, per usar le parole di Livio (l. 44 > c- 7), che la prossima notte dalle due ore fino alle quattro sarebbesi ecclissata la luna; niun credesse tal cosa prodigiosa e funesta; perciocchè, accadendo ciò per ordine della natura a’ tempi determinati, potersi ancora conoscere avanti tempo e predire; e come non si stupivano che ora intera fosse la luna, ed ora scema, perchè sapevano esser certo e determinato il sorgere e il tramontare di essa e del sole, così non doversi avere in conto di prodigio l'ecclissi, seguendo questa perchè la luna dall’ombra della terra viene oscurata. Il quale avvertimento giovò maravigliosamente a Romani, che il dì seguente venuti con animo lieto a battaglia co’ Macedoni condotti dal loro re Perseo, e trovandogli atterriti per la veduta ecclissi, li ruppero facilmente, e misergli in fuga. Questo fatto medesimo vien raccontato da Plinio (l. 2, c. 12) e da Valerio Massimo (l. 8, c. 11, n. 1); ma quest’ultimo diversamente dagli altri due, che certo son più degni di fede, vuole che Gallo rassicurasse l’esercito solamente allor quando era già cominciata l’ecclissi. Plinio aggiugne che Gallo in appresso sulle ecclissi compose e pubblicò un libro che fu certo il primo tra’ Romani su questo argomento. Io so che i Greci