Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/594

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LIBRO TERZO 545 fan riponesse, Si certo, soggiugne egli, che io penso che grande esperienza nel diritto civile avesse e Scevola ed altri molti, ma che Sulpicio solo ne sapesse ancor l’arte; il che non avrebbe egli ottenuto colla sola scienza, se non avesse oltre ciò appresa l’arte con cui e la materia tutta dividere nelle sue parti, e svolgere colle diffinizioni le cose occulte, e colle spiegazioni dichiarare le oscure, e veder prima e poscia distinguere ciò che vi fosse d ambiguo , e avere in somma una regola con cui dal falso discernere il vero, e conoscere quai conseguenze da qualunque proposizione scendessero e quali no. Perciocchè egli di quest’arte, ch’è la migliore di tutte, fece uso ad illustrar quelle cose che da altri prima facevansi, o dicevansi confusamente. Dopo le quali parole aggiugne ancor Cicerone che non della sola dialettica usò a tal fine Sulpicio, ma della letteratura ancora e dell eloquenza, come agevolmente, egli dice, si può da’ suoi scritti raccogliere, a cui non v ha altri che possano paragonarsi. Così Cicerone. IV. Ma altra troppo più bella occasione se gli offerse a mostrare in quanta stima egli avesse, Sulpicio. Nel principio della guerra civile che. dopo la morte di Cesare si accese, mentre Antonio stringeva d’assedio Modena, Sulpicio fu uno de’ tre deputati dal senato a recargli in suo nome autorevol comando di abbandonarlo. Egli, benchè cagionevole per malattia, si pose in viaggio; ma appena giunse al campo e morì. Pervenutane la nuova a Roma, il console Pansa propose in senato che pubblici e Tiraboscui, Voi. I. 35 «