Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/84

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pruove addurremo che ce ne fanno più certa fede, e delle scienze e degli studi loro partitamente ragioneremo.

    Lampillas però vuol provarlo, e arreca ancora la testimonianza degl’Inglesi scrittori della Storia universale, i quali, secondo lui, così dicono: Da tempo immemorabile cominciarono a fiorire nella Spagna le arti e le scienze. Era singolare l’ingegno degli Spagnuoli, e quale il manifestarono in appresso i grandi uomini che ha dati la Spagna. Tutti gli altri popoli dell’Europa furono tardi assai nel coltivare le arti e le scienze, che non conoscevano per mancanza di commercio. Non così gli Spagnuoli: il loro paese, abbondante di ricchezze ed opportuno al commercio, chiamò a sè le nazioni straniere più colte ed industriose: in forza di questa comunicazione bisogna dire che fu la Spagna nazion colta prima delle altre Occidentali. Prova di ciò esser ne possono gli antichi libri de’ Turdetani, benchè la loro antichità sia non poco esagerata. Nè sono questi i soli vestigi che abbiamo della inclinazione degli Spagnuoli alla letteratura, ec. Egli cita il tom. 18, cap. 24, sect. 2. Non so di qual edizione si sia valuto l’ab. Lampillas. Io ho alle mani la traduzione francese stampata colla data di Amsterdam e di Lipsia, e al tomo xviii vi si parla di tutt’altro che della Spagna. Della storia antica di questi regni si parla in essa nel tomo xiii, lib. iv, cap. xii, ed ivi nella sezione 2, p. 211 si leggono le seguenti parole, che son ben diverse da quelle citate dall’ab. Lampillas: Nous ignorons en quel temps les Espagnols commencerent à cultiver les arts et les sciences. Ciò è ben diverso dal dire che le arti e le scienze cominciarono a fiorirvi da tempo immemorabile. Ils y étoient fort propres, au moins à en juger par le grand nombre d’excellens hommes que l’Espagne a produit, et dont nous nous contenterons de nommer trois des plus illustres, scavoir le fameux philosophe stoïcien, qui étoit natif de Corduba, l’immortel Quintilien, et le grand cosmographe Pomponius Mela tant de fois cité dans le cours