Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/86

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(Suppl. ad Dempst. p. 103), sarebbe questo non dispregevole argomento a raccoglierne il lor valore nelle scienze. Non v’ha chi non

    di quella storia che a me non è riuscito di ritrovare. Io crederò qualunque altra cosa piuttosto che credere ]’ab. Lampillas reo di sì vergognosa alterazione. Ma ancorchè questo passo, qual egli il reca, trovisi veramente nella detta storia, io lo prego a dirmi come mai ne discenda la conseguenza ch’egli ne trae (p. 10): Ora dunque o l’ab. Tiraboschi non pretenda dar questa gloria agli Etruschi, o confessi che i detti Inglesi non hanno oltre portata la gloria degli Etruschi assai più che da nessun Italiano sia mai stato fatto. Io non so di qual logica egli abbia fatto uso. Sia pur vero tutto ciò ch’egli, e, secondo lui, gl’Inglesi dicono degli Spagnuoli. Sia vero che questi cento secoli prima degli Etruschi abbian coltivate le lettere. Sarà egli falso perciò che i medesimi Inglesi nel passo da me recato nella mia Storia abbian portata la gloria degli Etruschi più oltre che da niun Italiano siasi mai fatto? Io ne rimetto il giudizio al più acuto professore di dialettica che abbia l’Europa.
     Debbo qui protestarmi una volta per sempre, che se nelle risposte che, secondo l’occasione, io darò all’ab. Lampillas, parerà talvolta ch’io esalti l’Italia sopra la Spagna, io son ben lungi dal farlo perchè non abbia della nazione spagnuola quella giusta stima che tutti i saggi le accordano. Protesto che è falsissima e calunniosa l’accusa che mi dà l’ab. Lampillas, d’avere usata una singolar arte a fine di sfigurare i veri originali lineamenti della letteratura spagnuola (t. 2, p. 294). Protesto che non mi è mai caduto neppure in pensiero questo disegno, indegno di un uomo onesto, ch’egli mi attribuisce. Ho scritto, senza riguardo alcuno allo spirito nazionale, ciò che ho creduto vero. Se in alcuna cosa ho errato, l’errore è nato dalla mia ignoranza, non da alcuna maliziosa intenzione. Rispetto la nazione spagnuola, rispetto i dottissimi uomini ch’ella in ogni tempo ha prodotti, e son ben lungi dall’adottare i sentimenti