Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/320

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PRIMO 283 convincenti, si rimiran dall’altra come deboli e rovinosi. In tale stato di cose quale speranza di poter conciliare insieme sì opposti partiti, o di appoggiar per tal modo le ragioni di uno, che l’altro si confessi vinto? Io lascerò dunque che gli uni e gli altri si tengan fermi nell’opinion loro: e che quelli che in tal qui« ione non hanno interesse, seguano chi più lor piace. E a giudicarne con cognizione di causa, potranno essi leggere gli scrittori che per 1‘ una e per l’altra parte hanno su ciò disputato; i quali tutti sono stati diligentemente annoverati dal ch. conte. Anlongiuseppe della Torre di Rezzonico (Disquis. plin. l. 1 , p. 32, ec.). Questo è l’ultimo autore che abbia scritto in favor di Como sua patria; ed egli certamente, benchè sembri che un’altra più copiosa dissertazione ci faccia sperare su questo argomento (ib. p. 5), tanto nondimeno ne ha già detto (ib. p. 4> oc.’7 l. 2, p. 35, ec.; l. 8, p. 247, ec.), e con tal corredo di autorità, di ragioni, di erudizione ha sostenuta la sua causa, che sembra non possa andarsi più oltre. Io non so se i Veronesi vorranno ancor replicare. Ove essi nol facciano, potranno almen vantarsi i Comaschi di essere stati gli ultimi a discendere in campo, e di non avere avuto chi lor si opponesse (a). (a) Uopo il co. Pezzonico, il co. Giiunbatista Giovio di Ini nipote per parte di madre con nuove armi lai 1 on Patullo ingegnosamente per l’onor «Iella pania contro de’ \ eronesi (Gli Vimini ili. (amnschi, p. 171), ec., -I21), co.); e se (juesli continuano nel loro silenzio, parrà sempre più assiemila la vittoria a Comaschi.