Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/455

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4 lS LIBRO benché a tutte le scienze egli si applicasse presto nondimeno abbandonò l’eloquenza, la poesia e le belle lettere, per applicarsi unicamente alla filosofia; e tra’ beneficj di cui egli rende grazie agli Iddii, annovera quello di averlo prontamente distolto da tali studi (/. i de reb. suis) che a lui doveano per avventura sembrare leggere troppo e puerili. Tutto dunque ingolfatosi nella sua stoica filosofia, lascionne ancora a’ posteri un pregevole monumento ne’ dodici libri da lui scritti in greco, e intitolati Delle Cose sue, ne’ quali egli altro non fa che esporre i pensieri, le riflessioni, le massime eli’ egli seco sLesso andava meditando. Alcuni, e singolarmente il Boeclcro (Bib iogr. crii.), tacciati quest’opera come mancante di ordine e di connessione; ma ella è cosa leggiadra il cercare ordine e connessione ove l’autore non ha voluto usarla. Marco Aurelio, seguito poscia da’ più famosi scrittori, ha voluto darci una raccolta de’ suoi pensieri così come gli venivano alla mente; nè ha mai preteso di fare dissertazioni e trattati. Con qual diritto adunque si pretende da lui un ben ordinato e seguito ragionamento? Più giustamente gli si può dare l’accusa di superbia e di fasto, eli’ egli non seppe ne’ suoi libri abbastanza dissimulare. Nel che però parmi che assai meno di Seneca ei sia degno di riprensione. Di Marco Aurelio ha trattato assai lungamente e non meno eruditamente il Bruckero (Hist. crit.Phil. t.2, p. 578). Gli eruditi, pe’ quali io scrivo, non hanno bisogno di essere da me avvisati che l’opera sotto il nome di Marco Aurelio pubblicata dallo