Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/547

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Capo III.

Belle lettere.

I. Benchè in questo ancora, come ne’ tre precedenti libri, noi siamo per radunare sotto un sol capo tutto ciò che appartiene alla gramatica, all’eloquenza, alla poesia latina e alla storia profana; nondimeno tutte queste materie, benchè unite insieme, assai scarso argomento ci somministrano a ragionarne. A coltivare gli studi sacri venivano gl’italiani eccitati dalle controversie co’ Greci, coi quali entravano spesso a conferenze e a dispute, ee’era perciò necessario che si fornissero di quella scienza che a ribattere i loro argomenti si richiedeva, e innoltre dalle dissensioni tra ’l sacerdozio e l’impero, per le quali combattendosi non sol coll’armi, ma ancor colla penna e coi libri, coloro ch’eransi esercitati negli studi di tal natura, potevano lusingarsi di ottenere scrivendo e grazia presso di quelli di cui sostenevan la causa, e fama presso de’ posteri. Le belle lettere non erano avvivate da tali stimoli; e perciò men frequenti e men fervidi erano i loro coltivatori. E innoltre que’ medesimi che le coltivavano, non potendo comunemente usare, per le ragioni altre volte addotte, di quello stil colto e vezzoso, senza cui esse non hanno alcun pregio, non ci dieder tai saggi del loro ingegno e del loro studio, che meritassero ae’essi la fama di scrittori valorosi. Ma qualunque essi si fossero, i loro sforzi son degni di lode, e