Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/582

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QUARTO Sai fama est) non multis ante saeculis renatum brevi per omnem Italiam ac.longius manavit, apud Graecorum olim ac Latinorum vetustissimos celebratum, si quidem et Romanos vulgares rhythmico tantum carmine uti solitos accepimus. Qui veggiam dunque affermarsi dal Petrarca, come cosa di cui correva allor tradizione, che alcuni secoli prima fosse tra’ Siciliani rinato l’uso della rima. Lo stesso sembra egli indicare nelle sue poesie, annoverando i poeti che scrisser d’amore. Ecco i due Guidi che già furo in prezzo; Onesto Bolognese, e i Siciliani Che fur già primi e quivi eran da sezzo. Trionfo d’Amore, c. 4Nel qual secondo passo però non è abbastanza evidente s’ei parli di primato di tempo, o anzi di merito (24). Ma nel primo non vi ha (a) Il ch. sig. D. Pietro Napoli Signorelli crede cotanto autorevole la testimonianza del Petrarca, il quale dà a’ Siciliani la lode di avere i primi rinnovata l’arte del rimare, che si meraviglia di me, come abbia potuto interpretare quelle parole in senso diverso (Vicende della coltura nelle Due Sicilie, t. 2, p. 194)- E veramente se il Petrarca ce ne facesse sicura fede , non dovremmo sì facilmente rigettarne l’autorità. Ma per una parte ei ne parla come di semplice tradizione, ut fama est; per l’altra non abbiam finora rime siciliane che nell’antichità agguaglino le provenzali, e perciò a me sembra che in questa occasione a una testimonianza appoggiata alla semplice tradizione debba antiporsi l’evidenza del fatto. Quanto poi all’origine e alle vicende della poesia provenzale, più cose dovrem forse dire in altra occasione, cioè quando, piacendo a Dio , pubblicheremo il bell’opuscolo che su ciò scrisse fin dal secolo XVI Giammaria Barbieri modenese, uomo in questa materia dottissuno.