Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/7

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VI PREFAZIONE quindi fece la nostra italiana. Dissi di trattar brevemente; perciocchè io confesso che a cotali ricerche di origini , di etimologie, di derivazioni, io ho una certa , comunque voglia appellarsi, o pregiudicata, o naturale avversione, che non ho mai potuto ottenere da me medesimo di farne un serio e attento studio. E inoltre su questo argomento si è già disputato da tanti illustri scrittori , che appena rimane luogo a parlarne senza ripetere inutilmente ciò ch’essi han detto, Io penso però, che il non essersi determinato colla chiarezza e precisione dovuta lo stato della quistione, abbia introdotte inutili e lunghe contese su un punto , su cui forse non si sarebbe altrimenti disputato giammai, e su cui non mi sembra che si possa disputar molto. Rechiam prima le diverse opinioni, e veggiam poscia se ci riesca di unire in pace i loro sostenitori. Leonardo Bruni saprannomato l’Aretino, erudito e colto scrittore del XV secolo, pensò e lusingossi di dimostrare che la lingua italiana sia antica al pari della latina, e che amendue il tempo medesimo fossero usate in Roma , la prima.dal rozzo popolo e ne’ famigliari ragionamenti, la secondi dai dotti scrivendo e parlando nelle pubbliche assemblee (l. 6 , ep. 10). Il cardinale Bembo introdusse egli pure nelle sue Prose (l. 1.) mess. Ercole Strozza a sostener tal opinione, la quale ancora è stata più recentemente dal Quadrio abbracciata e difesa (Stor, della Poes.t. I. i,p. 41). Or se essi con ciò pensano di persuaderci che la lingua italiana, qual l’usiamo al presente, o non guari diversa, si usasse ancor da’ Romani, parmi impossibile ch’essi non si avveggano della frivolezza delle ragioni che arrecano a provare il lor sentimento. In Plauto e in Terenzio , dicono essi , troviamo alcuni modi di dire, e alcune parole che si accostan molto al parlare italiano , e che non veggonsi mai usate dagli altri scrittori latini. Dunque il parlar popolare, a cui s’accosta quel di Terenzio e di Plauto, era italiano, Se questa sia una legittima conseguenza, lascio che ogni uom di senno il decida per se medesimo. A. me sembra che dallo stile usato da que’ due scrittori altro non si ricavi, se non che il popol di Roma era qual è anche al presente qualunque popol del mondo, cioè che nel parlar famigliare si usavan da esso parole,