Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/487

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466 LIBRO XXV. Io non trovo in Milano di questi tempi pubblica scuola di sacri Canoni. IN è è maraviglia, come in altro luogo ho accennato, che nelle continue turbolenze da cui questa città fu ne’ tempi de’ quali parliamo agitata, nousi potesse pensare molto agli studi. Ben trovo nominato dal Panciroli (l. 3, c. 3) un Vincenzo Castiglione milanese, cui egli chiama sommo canonista. Ei cita in pi uova due passi dell abate Palermitano scrittore del secolo xv. Ma in essi io nol veggo nominato che col nome semplice di Vincenzo, senza indicio alcuno di cognome, o di patria. Al contrario Oldrado da Ponte Lodigiano, che visse al principio del secolo xiv, e fu scolaro di Dino dal Mugello giureconsulto del secolo di cui parliamo, e coetaneo di Vincenzo, dice (Cons. 69) ch’ei fu spagnuolo, e non gli aggiugne cognome, e lo stesso confermano altri antichi autori allegati dal P. Sarti (pars I, p. 316, 332); onde non vi è luogo a dubitare ch’ei non sia quel Vincenzo spagnuolo da noi accennato poc’anzi, e l’unico di tal nome di cui si trova menzione presso gli antichi giureconsulti. E nondimeno l’Argelati gli dà francamente il cognome di Castiglione e il fa milanese di patria (Bibl. Script, mediol, t. 1, pars 2 , p. 393); e reca egli pure la supposta autorità dell’ab. Palermitano; e dell’opposto parere di Oldrado, tanto più antico scrittore, si spedisce brevemente con un perperam Hispanum fuisse affirmat. Il più leggiadro si è, ch’ei ci assicura che Vincenzo fu un de’ primi chiosatori del Decreto di Graziano, e poi soggiugne che visse circa la metà del