Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/313

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scrittore della medesima. Di lui han parlato più a lungo il gesuita Papebrochio (Acta SS. maji, t. 7, p. 139) e l’Oudin (De Script eccl. t. 3, p. 2217).

Capo II.

Filosofia e Matematica.

i- I. Le traduzioni dell’opere di Aristotele e d’al“lowfi!..d tri antichi filosofi, fatte per ordine di Feder ’ir rigo n, di Manfredi e del pontefice Urbano IV nel secolo precedente, avevan fatto risorgere tra gl’italiani lo studio della filosofia, già da più secoli dimenticato. Era quella, a dir vero, una filosofia barbara e rozza che invece di penetrar più addentro a scoprire il vastissimo e troppo sconosciuto regno della natura, era paga di ricercare ciò che ne avessero scoperto gli altri* ee’essendo costretta a cercarlo o negli originali lor libri guasti miseramente da’ copiatori ignoranti, o nelle traduzioni non molto esatte e felici che se ne avevano, non solo adottava alla cieca tutti gli errori degli antichi, ma spesso ancora ne aggiugneva de’ nuovi. Le sottigliezze e le inutili speculazioni degli Arabi aveanla sempre più insalvatichita; e il filosofare non era quasi altro che un misterioso eo’oscuro parlare in gergo, che per lo più non intendevasi da quei medesimi che pur l’usavano. Così andaron le cose nel secolo precedente, e così ancor proseguirono in quello di cui ora scriviamo. Anzi, come se gli errori già ricevuti non fosser bastanti, altri nuovamente