Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/85

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iJ8 LI li 110 è che un giovinetto nella sua florida età con tal amore assistesse a un vecchiarel moribondo, ec. Abbiamo inoltre una lettera del Petrarca alla stesso march. Ugo (ib. l. 11, ep. 12), in cui, dopo averlo esortato a coltivare co’ buoni studi e coll’esercizio delle più belle virtù l’indole nobile e generosa di cui era dotato, lo avverte a moderare alquanto il soverchio affetto che avea ai tornei e alle giostre. In tal maniera il favore di cui i principi onoravano il Petrarca, nol faceva, come spesso avviene, vile e timido adulatore; ma se egli rendeva lor quegli elogi che la gratitudine e il dover richiedeva, sapeva ancor destramente condurli su quel sentiero che li rendesse degni di quelle lodi medesime di cui onoravali. jXr ^ XI. Ottone Visconti avea fin dallo scorso se« Giovati- colo dato ai futuri suoi posteri il primo esempio T-roi^on1 ^ sovrana munificenza verso gli studj col fonie scienze. ^e’ suoj pioprii beni la cattedra di teologia nella metropolitana di Milano. Ciò non ostante, nè di Matteo , nè di Galeazzo I, nè di Azzo, che ne’ primi anni di questo secolo ebber la signoria di quella e di più altre città della Lombardia, non leggiamo che operassero cosa alcuna a pro delle lettere. Il primo di questa famiglia, da cui si trovi che in questo secolo esse fossero amate e protette, è Luchino che dall’anno 1339) fino al 1349) ebbe ampio dominio in Italia, principe che con molti vizi unì in se stesso molte virtù. Egli coltivò la poesia italiana, e il Crescimbeni ne ha pubblicato un sonetto (Comment. della Stor. della Poes. t. 5 , p. 215); e frutto di questo suo