Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/79

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SECONDO • 583 nel capo seguente, ma della cattedra di Montpellier, nè egli, nè altro scrittor vicino a que’ tempi non fa parola; nè io posso perciò parlarne, se non come di cosa assai dubbiosa ed incerta. Capo VI. Storia. L Le poche copie che aveansi de’ buoni autori, e queste ancora guaste e contraffatte dagli ignoranti copisti, e la dimenticanza, in cui si giaceano i monumenti antichi non ricercati, nè esaminati da alcuno, aveano sparse ne’ secoli precedenti sì folte tenebre sulla Storia de’ tempi addietro, che appena era possibile il penetrare fra quella profonda caligine; e chi avea pure coraggio d’intraprenderlo, appena poteva fare un passo senza inciampare. Quindi, poichè nel secol presente si presero a disotterrare le opere degli antichi scrittori da tanto tempo sepolte, e a moltiplicarne le copie, e si cominciò a conoscere il pregio, in cui doveansi avere i monumenti de’ tempi loro, una nuova luce si sparse ancor sulla Storia, e benchè essa fosse ancora ben lungi dall’essere sgombra da tanti errori, fra cui giaceasi avvolta, comparve nondimeno in forma alquanto migliore; e lasciate in disparte le popolari e favolose tradizioni, a cui crasi fin allora appoggiala, cominciò a ricercare fondamenti migliori e a discernere, per quanto era possibile, il vero dal falso. Già abbiamo altrove veduto che il gran Petrarca, il