Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 2, Classici italiani, 1824, VIII.djvu/179

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SECONDO 8ai ignorant, quantas vires habeat bifidum illud cacumen , quem Parnassum appellant, vati un Musarumquc tutissimum habitaculum. Apud illos Oratores vigent, artes discentem obsecundant: immortalitas conspicitur; ingenium exercetur: soli humanitatis studiosi: omne quod splendidum, illustre decorumque discusserint, tamquam gloriae nati, literis mandare non subdubitant

XXX. Il mentovato opuscolo ci rappresenta Pietro ormai risoluto di ritornare in Italia, ma non ce ne dice il motivo, il quale per altro dovea essere l’estrema vecchiezza a cui era giunto. Pietro scrivendo al Grazio, e ringraziandolo perchè l’avesse difeso, si scusa insieme se non può secondarne le brame col trattenersi più oltre in Colonia, e per ragione ne reca le pressantissime lettere che continuamente gli vengono dall’Italia, e una singolarmente di fresco scrittagli dal rettore dell’università di Padova, con cui pregavolo di non differire più oltre il suo ritorno. Egli aggiugne però, che, prima di lasciare Colonia, vuol rispondere ad alcune obbiezioni che F. Jacopo Hoestraeen domenicano avea fatte a certe sue prolusioni intorno alle leggi. Ed ei gli rispose di fatto con altro opuscolo assai curioso, che va aggiunto ai precedenti, e in cui latinizzando il cognome tedesco del suo avversario lo dice Jacobum de alta platea, e a se stesso per giuoco dà il nome di Pierri Ravennatis de bassa platea, e scherzando sulle sottigliezze usate da Jacopo nell’accusarlo, dice: ego autem qui grossus et corpore et ingenio sum et de bassa platea , grosso modo procedam, quia grossum grossa decent. Or in esso ragiona