Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/241

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TERZO 1455 lode di questo celebre professore l'aver ivi avuti a suoi scolari i due suddetti Andrea Giuliano e Leonardo Giustiniani, e innoltre Marco Lippomano e Francesco Barbaro, il qual ultimo fa spesso grandissimi elogi del suo maestro, e confessa di essere a lui debitore di quanto sapeva singolarmente nella greca letteratura (ib. t. 2, p. 37, ec.). Da Venezia passò Guarino a Verona sua patria. In qual anno precisamente ciò avvenisse, non trovo indicio a stabilirlo; ma egli vi era l’an 1422; perciocchè in quest’anno il B. Alberto da Sarziano dell’Ordine de’ Minori colà trasferissi, benchè già in età di 37 anni, per apprendere sotto sì valoroso maestro la lingua greca, come dalle lettere di lui medesimo pruovano il marchese Maffei (Ver. illustr. par. 2, p. 137") e il P. degli Agostini (l. c. t. 1, p. 231). Il proemio da Guarino premesso agli Statuti di Vicenza com{)ilati da Francesco Barbaro nel 1425, e una lettera da lui scritta a Giovanni da Spilimbergo l’an 1428, ci mostrano che in questi due anni ancora ei soggiornava in Verona (Quirini Diatr. ad Epist. Fr. li ari), p. 200, 203). Nella qual città fra gli altri scolari egli ebbe l’onor ’istruire Ermolao Barbaro il vecchio, che ben mostrossi riconoscente al suo maestro; perciocchè nel proemio della traduzione da lui fatta di greco in latino nell’an 1422 di alcune favole d’Esopo, e indirizzata ad Ambrogio camaldolese, così gli scrive (Ambr. camald. l. 24, ep. 19). Quod quum pro virili parte adsequi constituerim, Guarino patri et praeceptori meo me totum tradidi ut (quenuidrnodum cjus