Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/242

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industria, et diligentia, et charitate adfectum est) a teneris, ut ajunt, unguiculis, Latinarum literarum, quidquid sunt, prudentiam et suavitatem degustarim, sic Graecam humanitatem ac disciplinam ab eo cognoscere queam, cogn ita nique prò viribus perei pere, perccptam ad bene vivendum jucundeque convertere. Questo passo ci mostra che Guarino era insieme maestro della lingua greca e della latina, e che a lui si dee in gran parte il rifiorire e risorgere all’antica eleganza che fecero in questo secolo l’una e l’altra in Italia, come vedremo fra poco accennando gli elogi de’ quali egli è onorato. Verso questo tempo medesimo io penso che debbasi stabilire la scuola da lui tenuta in Trento, come abbiamo udito affermarsi da Giano Pannonio. In una lettera da lui scritta a Francesco Barbaro, dimorante allora in Venezia, pubblicata in parte dal card Querini (l c. p. 209), Guarino gli narra che a cagion della peste che travagliava Verona, egli erasi ritirato a Trento. Il suddetto eruditissimo cardinale pensa che questa lettera appartenga al i4'5o, nel qual anno, egli dice, quella città ricevette gran danno dalla pestilenza. Ma nel 1430 Guarino era già a Ferrara, coma ora vedremo; e io credo che la detta lettera appartenga o alla fine del 1426, o al principio del seguente, nel qual tempo il Barbaro era in Venezia. Egli è adunque probabile che circa quel tempo ritiratosi Guarino a Trento per sottrarsi al contagio, fosse da que cittadini pregato ad aprire ivi scuola, e ch’ ei secondasse le loro brame; ma che poscia, cessata la peste, facesse ritorno a Verona.