Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/276

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• 49° LIBRO suoi scolari, e abbracciai ben di cuore quell’uom sì cortese, ed egli pure strettomisi al collo, non potevamo saziarci di vederci, e di parlarci a vicenda. Mi fece vedere Giovanni Lucido figliuolo di quel principe, giovinetto di quattordici anni da lui educato ed istruito. Questi ci recitò allora dugento versi da sè composti, ne’ quali si descrive la pompa con cui fu accolto in Mantova l’imperadore; e recitolli con tale grazia, ch' io ne stupii, e appena so credere che con maggior grazia recitasse Virgilio il sesto libro dell Eneide innanzi ad Augusto. Bellissimi erano i versi, ma più belli ancora rendevali la dolcezza e l eleganza del dicitore. Ei mostrommi ancora due proposizioni da lui aggiunte alla Geometria d Euclide colle sue figure, le quali ci fan conoscere quanto ei sia per essere illustre in tali studj. Era ivi ancora una fanciulla figliuola del principe di circa dieci anni, che scrive sì bene in greco, ch’io mi vergognai riflettendo che di quanti io ne ho istruiti, appena vi ha chi scriva sì leggiadramente. Eranvi ancora molti altri di lui scolari, e tra essi anche de’ cavalieri, e tutti mi renderono grandi onori per comando di Vittorino, che diceva loro, ogni cosa tra noi esser comune. Voleva egli che ci trattenessimo ivi un giorno intero; ma allegando noi la necessità di continuare il viaggio, ci accompagnò col seguito di molti fino a sei miglia. Questi elogi medesimi di Vittorino ripete egli in altra sua lettera (l. 12, ep. 38), e più lungamente ancora nella descrizione di questo suo viaggio (Hodaepor. p. 34, 35).