Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/289

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terzo i5o3 a Poggio, non vi sarebbe infamia e delitto di sorta alcuna, di cui il Filelfo nei’ primi anni di sua gioventù bruttamente non si macchiasse. Egli cel rappresenta in reo commercio con un prete, a cui era stato affidato; poscia in Fano malconcio di pugni e di calci, e costretto a rifugiarsi in una bettola ed appiattarvisi sotto di un letto; quindi in Padova bastonato pubblicamente e cacciato dalla città per opera di uno, il cui figlio egli avea sedotto; e finalmente in Venezia infamato per modo, che gli convenne fuggirsene in Grecia (ib. p. 177, 178). Il Filelfo ha rigettate cotali accuse in una sua lettera a Leodrisio Crivelli, negandole apertamente (Epist. l. 26); e benchè il negare sia cosa agevole a farsi, e non basti a provar l’innocenza dell'accusato, qui nondimeno a favor del Filelfo si aggiugne l invito ch' egli ebbe a tenere scuola di eloquenza in Venezia, ove si trattenne dal 1417 “I '4'9; l’onore che vi ricevette della veneta cittadinanza, e il titolo di cancelliere che gli fu accordato, acciocchè con maggior decoro potesse andarsene a Costantinopoli; le quali onorevoli distinzioni non sarebbono state, per quanto sembra, concedute al Filelfo, s’ ei fosse stato quell uomo ribaldo e perduto che Poggio descrive. Anzi lo stesso Filelfo racconta, ch essendo in Venezia, pensò di rendersi monaco in S. Giorgio maggiore, ma ne fu sconsiglialo da BarMa è impossibile ¡1 combinar cib coll’ epoche inrontrastabili delta nascila del Filetto nel,3<)S. e della cattedra dal Grisolora tenuta ¡11 Firenze tra i i3tyc) c i lijoa.