Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/296

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  • 5lO LIBRO

testi di romperla col Niccoli; e che avealo trovato nella libertà con cui questi, secondo il suo ordinario costume, non solo non approvava ogni parola che egli dicesse, ma riprendeva ciò che stimava degno di correzione j die di qua era nato lo sdegno del Filelfo contro il Niccoli, e ch’egli l’avea sfogato con una’invettiva da lui so lita contro il preteso suo avversario, in cui rimprovei avagli i più neri delitti; cosa, egli dice, che ha stomacati tutti coloro a’ quali era ben nota la vita di Niccolò. Nè crediate, aggiugne Ambrogio, ch io parli così, perchè non voglia riprendere in cosa alcuna il Niccoli, di cui io non approvo la soverchia libertà di parlare, benchè ella venga da animo schietto e sincero; ma pel rimanente so ch’egli è uomo dabbene. E in altra lettera a Leonardo Giustiniani così dipinge il Filelfo (ib. ep. 26): Egli ha alquanto, o, a dir meglio, moltissimo di leggerezza e vanità greca; mi viene a trovare, e anche troppo sovente, e promette di sè stesso gran cose. Ma presso coloro che ben s’ intendono di cotai merci, meglio ei farebbe se parlasse più parcamente di sè medesimo; perciocchè la lode, ancorchè vera, in bocca propria suol riuscire spiacevole. Dio lo aiuti. Or un uomo che tanto presumeva di se medesimo (e di ciò abbiam! pruove anche in molte sue lettere), non è maraviglia che si eccitasse contro lo sdegno e l’ odio di molti: e che trovando nel Niccoli un libero e franco biasimatore delle sue cose, ei se ne risentisse per modo, che si venissero poscia formando quelle funeste discordie che finalmente furon dannose al solo Filelfo.