Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/304

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I 5 I 8 LIBRO cavaliere, gli diè il privilegio di usare le. sue arme reali, e gli pose in capo la corona d’alloro, come ad insigne poeta. Caduta frattanto Costantinopoli in mano dei' Turchi, ebbe il Filelfo. tornato a Milano, la trista nuova che Manfredina Doria sua suocera con due sue figlie era stata condotta schiava. Il duca Francesco prese (parte al dolor del Filelfo, e mandò due giovani a Costantinopoli, con una lettera e un’oda dello stesso Filelfo a Maometto II. Questo gran principe, che in mezzo al furore dell’armi pregiavasi di onorare i dotti, accolse favorevolmente le suppliche del Filelfo, e rimandò libere le sue schiave. Verso il medesimo tempo finalmente si ricongiunse in amicizia con Cosimo de’ Medici, e d allora in poi tennesi sempre unito a quella illustre famiglia. L’ elezione di Pio II al sommo pontificato, seguita nel 1458, diede nuove speranze al Filelfo. Questi afferma di averlo avuto, come altrove abbiamo veduto, a suo scolaro in Firenze; la qual gloria però da altri gli venne allor contrastata: e a me sembra, a dir vero, che gli argomenti di dubitarne arrecati dal Sassi non sieno di leggier peso. È certo però, che Pio avea del Filelfo concetto e stima non ordinaria. In fatti il nuovo pontefice assegnò tosto al Filelfo una pensione annua di ducati 200) e il Filelfo, ottenutane dal duca la licenza, andossene a Roma per ringraziarnelo; nel qual viaggio ricevette grandissimi onori da’ principi tutti, per le cui terre ebbe a passare. Ma questa pensione non gli fu pagata che per il primo anno, dopo il quale parte per l’inimicizia che aveagli