Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/316

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i53o LIBRO alcune delle opere da lui composte. Ma esse sono un nulla in confronto al numero infinitamente maggiore di quelle che Mario scrisse; la maggior parte delle quali or sono perite, altre giacciono manoscritte in diverse biblioteche. Il march Maffei accenna un’elegia di Mario (Ver. illustr. par. 2, p. 206), che conservasi in Verona nella libreria Saibante, in cui descrive il numero prodigioso di opere che avea composte, prime di giungere al xlv anno di sua età. Di questa elegia mi è stata gentilmente trasmessa una copia; e io la riporterei qui volentieri, se la soverchia lunghezza non mel vietasse. Egli accenna ivi poesie in grandissimo numero, e di generi tra lor diversi, epigrammi, satire, canzoni, commedie, tragedie. Parla di un poema da sè composto sulla caduta di Costantinopoli: Romaque Turcorum capta furore nova. Il qual poema, sconosciuto finora a quanti hanno scritto di Mario, è stato di fresco scoperto nella biblioteca della città di Ginevra dal sig Senebier eruditissimo bibliotecario della medesima, diviso in quattro libri. Egli me n’ha cortesemente inviata un’esattissima descrizione; ma io rimetto chi brami di esserne con più minutezza informato al diligente Catalogo de’ Codici di quella biblioteca, che si apparecchia a darci il mentovato sig. Senebier (a). Di 1111 altro (et) 11 sig. Senebier ha poi pubblicato il qui indicato Catalogo, e si può in esso vedere un’esatta descrizione di questo poema (p. 236) che ha per titolo Amyris, o i/e l ita rebusque gestis invictissimi Regis et lmperatoris clarissimi Mahumeti Turcharum Principis.