Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/333

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TERZO 1547 raccogliervi l'eredità de’suoi parenti ove mentre si trattien lungamente, accadde frattanto la morte del pontef Martino V, e l'elezione di Eugenio IV nel 1431, che fu poi seguita dalle guerre civili che si svegliarono in Roma. In questa occasione, come lo stesso Valla racconta (ib p 352), da Piacenza egli passò a Pavia, e in quell’ università fu condotto ad essere professore d’eloquenza. Era ivi allora Antonio d’Asti di cui abbiam parlato tra’ poeti latini di questa età, ed egli ebbe ivi a suo maestro nelle lettere umane Lorenzo, e ce ne lasciò ne’ suoi versi un onorevole encomio: Nec tamen interea placidos, quos semper amavi, Liqui Oratorum Rhetoricaeque libros; Nec liqui historicos veteres doctosque Poetas, Naturae humanis artibus ipse dalus; Quii* lune audivi, dum tempus ferret, ab illo, Qui mihi praecipuus Valla m.icistor erat, Qui dictas artes hac tempestate legebat, Orator tota clarus in Italia Script. Rer. ital. t. 14, p. 1013. In questo soggiorno in Pavia due cose rimproverano Poggio e il Fazio a Lorenzo la prima, ch essendo egli oppresso da’ debiti fiu.se un chirografo a provarli di già pagati, e che, scoperta la frode, ei fu da quel vescovo condannato a portare un’ infame mitera in capo 3 l’altra, che avendo egli composta e detta una declamazione contro il celebre Bartolo, poco mancò che dagli studenti di legge non fosse fatto in pezzi, e che ciò sarebbe avvenuto, se coll’ aiuto di Antonio Panormita non si fosse egli sottratto al lor furore; contro le quali