Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/342

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1556 LIBRO fu giunto, ma circa tre anni dopo (*). Perciocché nelle contese avute con Poggio fanno 1453, come ora vedremo, avendo questi rimproverato al Valla che i suoi discepoli in Roma avealo quattro anni addietro trovato oppresso dal vino, ei convincelo d’impostura col rammentargli che sol da tre anni ha cominciato ad esercitar quell'impiego (()Op. p. 342). Era allora professor d’eloquenza Giorgio da Trabisonda segretario del papa, il quale pieno di stima per Cicerone mostrava di non aver gran concetto di Quintiliano. Il Valla al contrario ammirava Quintiliano per modo, che credeva che non si potesse senza ingiuria antiporgli Cicerone. E questo fu il fine, com’egli stesso racconta (ib. p. 348), per cui egli ancora prese a salir sulla cattedra, e adoperossi co' cardinali per avere stipendio uguale a quello di Giorgio, segretamente però, sicchè il pontefice nol risapesse) perciocchè questi, com’egli dice, non ne avrebbe avuto piacere, sì perchè il Valla non in altro si occupasse che nelle traduzioni da lui ingiuntegli, sì perchè non si recasse molestia a Giorgio da lui molto amato. Mentre egli veniva in tal maniera facendo pompa del suo sapere, si accese l’ostinata guerra tra (*) Nello libreria Nani in Veneria conservasi un'orazione detta dal Valla in Roma l’anno i<}*7 In princìpio sui stinìii (Cnrhl■ mst. BUI. Nati. p. i<>3), di cui pur è copia nella Laurenziann (Ca;. Codd. Int. Bibl. Lattr. t. 3, p.^o.3). jVla io sospetto di qualche errore in (pie’ numeri, perciocché i documenti da me accennati non ci permettono di dubitare che assai prima di sjucll’anno non cominciasse il Valla a tenere scuola in Roma.