Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/354

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l568 LIBRO attribuisce allo stesso Trivulzi, dal Valeriano si attribuisce allo Sforza. E benchè il Pontico fosse egli pure scolaro del Valla, com era il Contarini, da cui il Valeriano avea udito il fatto, essendo però allora assente il Pontico da Venezia, e presente, come fra poco vedremo, il Contarini, sembra che a lui più che al Pontico si debba fede; e molto più che, poichè Giorgio fu morto, Gianpietro di lui figliuolo ne dedicò le opere allo stesso Trivulzi; pruova evidente ch’ egli era a lui favorevole. La circostanza del partito che a favor del Trivulzi avea preso il Valla contro il duca Lodovico, m induce a credere che ciò accadesse fanno i499> in cui quel gran generale conducendo l armi francesi mosse guerra al duca, e costrinselo ad abbandonare Milano. Soggiugne poscia il Contarini presso il medesimo Valeriano, che dopo qualche tempo esaminata la causa del Valla, fu posto in libertà, e rimesso alla sua cattedra; ma che poco appresso, mentre una mattina disponevasi a venire alla scuola, ove spiegava le Quistioni Tusculane di Cicerone, e disputava ogni giorno con grande impegno e dottrina dell’immortalità dell’ anima, ritiratosi per natural bisogno, perdè ivi improvvisamente la vita; e noi, dice il Contarini, che ogni giorno sul far dell’aurora ci recavamo ad ammirar il sapere di un uomo sì dotto, ci avvedemmo di averlo perduto solo allora quando, passata già l ora della lezione, mandammo alcuni alla sua casa a chiedergli la ragione di tanto indugio; ed essi tornando contro ogni nostra espettazione (poichè ei non avea dato alcun indizio