Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/361

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t]el rcllore singolarmente era giunto ad ottener quella cattedra. Trattennesi però ancora il Regio in Padova, e non cessò mai d’abbaiare contro del suo rivale. Così la disputa poc’anzi da noi mentovata, come un Dialogo, ch’ei finge d’aver tenuto col Calfurnio sopra alcuni passi di Quintiliano, è pieno delle più amare invettive e delle più gravi contumelie contro il suo avversario. E perchè questi avea riprese alcune note di Rafaello sopra le Metamorfosi di Ovidio, in esse ancora egli lo morde, chiamando lui arrogantissimo, e inette cavillazioni le difficoltà da lui oppostegli. Abbiam parimente una lettera da lui scritta a Sigismondo Ongaro, in cui si duole che il Calfurnio (al quale egli comunemente dà il soprannome di Bestia, ch era proprio dell’ antico famoso Calfurnio Pisone) non contento di scrivere contro di lui, ed infamarne il nome con apporgli que’ delitti de’ quali era reo egli stesso, avesse ancora tentato di farlo uccidere. Qual fede debbasi a tali accuse, il vedremo fra poco, trattando dello stesso Calfurnio. Qui frattanto avvertirem solamente che quel Cataldo siciliano, di cui parla con sì gran disprezzo il Regio, debb’ essere quel Cataldo Parisio siciliano, in lode di cui abbiamo un epigramma di Ermico Caiado portoghese, che allora era in Italia, e che confessa di averlo avuto a suo primo maestro: Formasti ingenium primus. primusque per altos Duxisti lucos antraque Pieridum. A te principium Musae; tibi nostra Thalia Supplicat, et se vult te genitore satnm. Lpigrainm. I. i.