Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/363

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TERZO 1577 ni ed. vd inf. Latin, t. 6, p. i> 1) i Coment» sopra i Libri ad Erennio, e sopra le Istituzioni di Quintiliano, e innoltre alcune traduzioni dal greco dell’opere di S. Basilio e di Plutarco. Egli fu poi surrogato l’an 1503 al Calfurnio nella cattedra d’ eloquenza in Padova (Zeno, Diss. voss. t. 2, p. 413), ove vedrem fra poco ch’ ei fu trovato da Erasmo, ma poscia trovossi un’altra volta in Venezia verso il 1508; perciocchè il più volte lodato P. degli Agostini rammenta (l. c t 2, p. 307) una pubblica disputa che verso questo tempo si tenne ivi nella chiesa di S. Stefano tra lui e il suddetto Becichemo sulla quistione, a cui si dovesse la preferenza tra Cicerone e Quintiliano. Nello stesso impiego egli era verso il 1515, come raccogliam da una lettera di Giovanni Watson al celebre Erasmo (Erasm. ep. 183, t. 1). Un’altra lettera di Vittore Fausto, scritta al medesimo Becichemo nell’aprile del 1519 (Epist. cL Virar. VeneL i568), ci mostra che il Regio in quell’ anno vivea ancora, ma vecchio e mal fermo in salute e che allora qualche altra contesa dovea essere insorta fra questi due rivali. Da ciò che il ch. Zeno racconta di Marino Becichemo, raccogliesi che il Regio morì in Venezia, ov’era professor d’eloquenza, l’anno i5ao (Di ss. voss. t. 2, p. 415). Noi vedremo fra poco che il detto Becichemo e altri difensori del Calfurnio formano di Rafaello un carattere assai svantaggioso. Ma se noi siam pronti a non credere tutto ciò che Rafaello ci dice de’ suoi nimici, possiamo con ugual ragione sospendere di dar fede a tutto Tira boschi, Voi. IX. a3