Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/376

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i5r)o libro all’orma eli1 ei tenne scuola in Brescia; ma, a dir vero, di ciò non trovo indizio di sorta alcuna. La suddetta Gramatica ei dice di averla composta per Nestore suo figliuolo; di altri scolari non dice molto. Ma ciò che mi sembra più degno di riflessione, si è che gli eredi di Jacopo Britannico stampatore in Brescia, in una supplica che l'an 1506 porsero a rettori della città per ottenere il privilegio alla stampa che aveano intrapreso dei Comenti del Pilade sopra le Commedie di Plauto, lo chiamano il qu. Pilades Academico, olim professor de studii de humanità a Salò (Quirin. l. c. pars 1, p. 2 3); e della scuola tenuta in Brescia, che a tanto miglior ragione dovea nominarsi, non fan parola. Ovunque però tenesse egli scuola, ei fu assai benemerito degli studj di questa età coll opere che diede a luce. Perciocchè oltre la sopraccennata gramatica, e alcuni altri opuscoli ad essa appartenenti, che di lui abbiamo alle stampe, egli scrisse ancora un picciol Vocabolario in versi, annessavi la spiegazione in prosa. Coltivò ancora la poesia, e abbiamo la Genealogia degl Iddii da lui esposta in versi elegiaci e divisa in cinque libri, che non son già, come sembra credere il card Querini (ib), p. 296), una traduzione di Esiodo, ma opera in tutto diversa. Ei comentò per ultimo le Commedie di Plauto; nel che però per esaltare le sue fatiche malmenò oltre modo e depresse quelle che Giorgio Merula, Giambattista Pio e Bernardo Saraceno avean sostenute nel comentare il medesimo autore. Ma egli ancora trovò chi gliene rendè la pariglia. Perciocchè Taddeo